Posts made in giugno, 2014


Brescia, 28 giugno 2014

  

“Giunti quasi al termine della fase di consultazione popolare nei 33 quartieri cittadini (mancano, infatti, solo tre assemblee, che sono in via di definizione), mi pare opportuno provare a fare un bilancio di questi tre mesi e mezzo di lavoro. Un periodo intenso – che ha richiesto uno sforzo non solo intellettuale, ma anche fisico – durante il quale, ponendoci in ascolto dei cittadini e delle cittadine presenti alle assemblee, abbiamo avuto modo di conoscere più a fondo e più da vicino problemi e criticità che non è sempre facile intercettare, divenendo gli incontri – volti a illustrare la delibera di indirizzo sull’istituzione dei Consigli di Quartiere – occasione anche per affrontare tematiche concernenti l’ambiente, la viabilità, l’accesso ai servizi.

Tre mesi di lavoro in cui, dimostrando che è possibile costruire percorsi partecipati e condivisi – e dando prova nei fatti che quella in oggetto non è certo nata come una “delibera blindata”, nè come un “progetto confuso”, ma come un “atto aperto” – abbiamo raccolto dai cittadini e dalle cittadine spunti, considerazioni, contributi che stanno già arricchendo il regolamento sul funzionamento dei nuovi organismi di partecipazione, alla stesura del quale stiamo lavorando con gli uffici comunali competenti; regolamento che verrà a breve esaminato dalla Commissione Partecipazione e Decentramento per poi essere sottoposto al voto del Consiglio comunale nel mese di luglio, così da consentire – come previsto dalla delibera di indirizzo votata in febbraio – l’espletamento delle operazioni di voto nel prossimo mese di ottobre.

Dal punto di vista della partecipazione alle assemblee – considerata la fase di profonda disaffezione dei cittadini nei confronti della politica, sulla quale in primo luogo inviterei i partiti a interrogarsi – credo che essa sia stata numericamente soddisfacente. Non manca la consapevolezza di dover compiere uno sforzo ulteriore di coinvolgimento nei confronti di quei soggetti – mi riferisco in particolare ai sedicenni e ai cittadini extracomunitari (cioè cittadini di Paesi non membri dell’UE) – ai quali la delibera di indirizzo e il futuro regolamento convintamente guardano, in una prospettiva inclusiva, quali titolari del diritto di voto e di candidabilità nei nuovi organismi di partecipazione.

Chi ha preso parte alle assemblee nei quartieri ha potuto constatare il fatto che sia emersa una sostanziale condivisione del percorso intrapreso dall’Amministrazione Comunale e, in particolare, dall’assessore Fenaroli. I cittadini, infatti, hanno avvertito la necessità di colmare il vuoto lasciato dalle Circoscrizioni – soppresse dalla Legge Calderoli – e di dar vita a organismi di partecipazione che sappiano dare rappresentatività ai bisogni dei singoli quartieri, senza perdere di vista la visione d’insieme della città. Perché l’obiettivo – ambizioso – dell’intera operazione consiste nel provare a ricostruire i legami sociali spezzati o indeboliti dalla crisi, per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità; non è certo la volontà di erigere steccati.

Quanto all’impianto della delibera presentata, i cittadini intervenuti alle assemblee hanno apprezzato la possibilità di scegliere direttamente i consiglieri di quartiere, manifestando il desiderio di tornare a essere soggetti attivi, non ridotti a meri spettatori di decisioni assunte da altri; conseguenza che, al contrario, scaturirebbe naturalmente ove si optasse per la nomina, da parte del Consiglio comunale, di propri rappresentanti nei quartieri.

Ampia condivisione ha incontrato anche la scelta di presentare una lista unica di uomini e donne disponibili a mettersi al servizio del quartiere – al di là delle appartenenze partitiche – al fine di escludere, in questo contesto di impegno civico e di esercizio di cittadinanza attiva, il riprodursi di sterili logiche contrappositive tra maggioranza e minoranza. Forte è stata, infine, la richiesta che i futuri Consigli di quartiere non siano ridotti a “gusci vuoti”, ma riconosciuti nelle loro funzioni consultive e propositive da parte dell’Amministrazione Comunale. Ciò significa, in primo luogo, necessità di ascolto e dovere, di rispondere motivatamente, in particolare in caso di adozione di atti amministrativi non in sintonia con i pareri espressi. Si tratta di un’assunzione di responsabilità importante per l’Amministrazione, che sottende la volontà di instaurare un rapporto trasparente, franco con i cittadini; un’Amministrazione che, soprattutto in una fase critica quanto alle risorse economiche dell’ente, intende compiere insieme alla città scelte di priorità.

Chiarito il significato politico del percorso avviato dall’Amministrazione – certo non facile, ma che vale la pena intraprendere – è del tutto evidente – e i cittadini nelle assemblee l’hanno compreso – che l’ipotesi di prevedere un quorum al raggiungimento del quale subordinare l’istituzione dei Consigli di Quartiere appaia come del tutto inconciliabile con le stesse premesse del ragionamento, ossia con la volontà di rivitalizzare la partecipazione democratica.

Sono, infatti, consapevole del fatto che il dato sull’affluenza alle consultazioni del prossimo autunno non sarà sbalorditivo (del resto preoccupanti sono stati anche i recenti dati sulla partecipazione alle elezioni europee), ma sono altrettanto certa del fatto che il quorum frustrerebbe e mortificherebbe il desiderio di partecipazione, lasciando magari privi di rappresentanza interi quartieri e i relativi abitanti.

Pur nella loro natura consultiva e propositiva, infatti, non vogliamo che i futuri Consigli di Quartiere siano delle “aleatorie propaggini”, ma al contrario dei punti di riferimento importanti per un’Amministrazione Comunale che abbia a cuore la qualità della vita democratica della città.

 

 

f.to Francesca Parmigiani

(Presidente Commissione Partecipazione e Decentramento)

 

continua a leggere

Il calendario è serrato: via libera del consiglio comunale a fine luglio, voto dei cittadini a ottobre. Solo così i Consigli di quartiere potranno incidere da subito, per esempio nell’elaborazione del bilancio 2015 o nella revisione del Pgt. Il primo atto per dar vita ai nuovi organismi chiamati a sostituire (almeno in parte) le circoscrizioni, cancellate per legge, è stata l’approvazione delle linee guida, il 13 febbraio scorso. Da allora una maratona di assemblee, quartiere per quartiere. Trenta quelle fatte fìnora, tre quelle ancora da svolgere. Un’occasione per raccogliere suggerimenti e critiche con i quali arricchire il regolamento che sarà approvato a luglio. Per esempio è probabile che le «zone», vale a dire l’aggregazione di più consigli, passeranno da 9 (come previsto a febbraio) a 5, così da sfruttare le strutture decentrate della Loggia, distribuite in base alle vecchie circoscrizioni. Oppure a ogni quartiere potrebbe essere abbinato un consigliere comunale, con il ruolo di «tutor». Si vedrà. Restano però molti nodi da sciogliere. La presenza nelle assemblee è stata quella che è stata, in alcuni casi, come al villaggio Sereno, più di cento persone, in altri una dozzina.

Ieri la commissione partecipazione ha fatto il punto in vista del rush finale del provvedimento. Detto che l’idea di coinvolgere i cittadini nella cura della «cosa pubblica» è esigenza condivisa, restano le divisioni tra maggioranza e opposizione su come i nuovi organismi debbano essere impostati. Ad iniziare dal quorum. Si tratta di un’esperienza m embrione. Difficile che vi sia una partecipazione di massa. Per questo il centrodestra è tornato a chiedere un quorum («anche piccolo») che renda valido il voto, altrimenti «delegittimato» dalla bassa affluenza («Che autorevolezza avrebbero i rappresentanti eletti?» ha chiesto il leghista Nicola Gallizioli). Tesi però respinta dall’assessore Marco Penaroli: «Questa è una fase di avvio, una fase aperta». Il quorum sarebbe una barriera che potrebbe creare dei buchi di rappresentanza: «Se non venisse raggiunto, che accadrebbe in quel quartiere?». Resta il tema del coinvolgimento. Le assemble «sono state un fallimento: pochi giovani, nessuno straniero, molte perplessità da parte dei cittadini» ha lamentato Francesco Puccio (Civica × Bresda). «C’è pochissimo interesse — ha rilanciato Gallizioli — tanto che molte nostre preoccupazioni (voto ai sedicenni e voto agli stranieri) sono ora meno stringenti. A questo punto sarebbe meglio un’elezione di secondo livello da parte del Consiglio comunale». Fenaroli ha però ribaltato la questione: «Aver portato mille persone in assemblea non è un fallimento. Piuttosto c’è una crisi di fiducia verso la politica che può essere risolta solo con un lavoro faticoso di costruzione della partecipazione. E un punto di partenza». C’è poi il tema funzioni. Cosa saranno i nuovi consigli? «Ho visto molti cittadini spiazzati, non possiamo correre il rischio che quest’esperienza deluda le aspettative» ha detto Francesco Onofri. «C’è una forte richiesta di “riscontro” — ha ammesso Fenaroli — per evitare che le proposte che arrivano dal territorio si perdano per strada e non ottengano risposta». Ecco perché il ruolo delle nuove strutture non sarà solo «consultivo», per chiedere un parere a cose fatte; i consigli avranno funzioni di proposta e richiesta, «così che siano gli strumenti per capire «meglio e in tempo» i problemi dei quartieri. Davide Bacca Lo scontro II centrodestra: «Scarso interesse, si rischia il flop». Fenaroli: «Dobbiamo dare risposte al territorio» 33 consigli, uno per quartiere La proposta elaborata dalla Loggia prevede l’istituzione di 33 consigli, uno per quartiere.

Estratto da pagina 4 di CORRIERE DELLA SERA BRESCIA del 26-06-2014 –

Autore: BACCA DAVIDE

 

continua a leggere

Mai prima d’ora il Comune di Brescia aveva fatto sentire la sua voce in merito alla vicenda Stamina. Ad indurre Palazzo Loggia a rompere gli indugi l’inasprirsi di una situazione che ormai da tempo sta coinvolgendo anche cittadini bresciani nella doppia veste di malati e di medici e che sta mettendo in dubbio l’autorevolezza del più importante ospedale cittadino. Il tutto partendo dal principio che il compito delle istituzioni è prendersi cura, con rigore e cuore, delle persone. La presa di posizione dell’amministrazione comunale bresciana è stata affidata alle parole del consigliere e medico Donatella Albini delegata del Comune per le politiche della salute. «È giusto – spiega – interrogarsi su questa vicenda e mettersi in ascolto delle sofferenze dei malati, della posizione dei medici che lavorano e ai quali non viene più riconosciuto il proprio ruolo e di chi governa strutture complesse e delicate come gli Spedali Civili». La restituzione alla cura della propria pienezza è una delle grandi questioni da affrontare. «La scienza che nel suo cammino si prefigge di tutelare i malati, seguire parametri universali e perseguire la riduzione del rischio non può considerare come validi metodi, come il cosiddetto metodo Stamina, poco trasparenti e soprattutto tollerare abusi da parte di medici improvvisati». Per il consigliere Albini «l’emozione non può oscurare il lucido giudizio che ci permette di proteggere i malati e in particolari quelli senza cure disponibili». Ai malati e ai familiari che per anni hanno seguito la speranza vana anche del più piccolo miglioramento e che chiedono di alimentare la loro speranza, vanno spiegati, secondo il consigliere, limiti e pregi delle terapie disponibili e smascherate false conquiste e millanterie, scienza ed autorità sanitarie devono rispondere ai pazienti. La politica per Donatella Albini deve agire presto sollecitando i lavori del comitato scientifico e il parlamento a legiferare con coraggio su temi caldi come la manipolazione di cellule staminali e interpellando il ministero della Giustizia. Rispetto al ruolo della giustizia, la consigliera definisce «inusuale» la nomina del numero due di Stamina, Marino Andolina, a commissario ad acta per la somministrazione delle infusioni al l’ospedale Civile e si domanda come mai «non sia mai stato fatto lo stesso per la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza visto che è una legge dello Stato che m molti ospedali del Paese non viene applicata». C’è un altro elemento di estrema importanza da salvaguardare: il patto tra medico e paziente. «Come ha ricordato anche il presidente dell’ordine dei medici di Brescia, Ottavio Di Stefano, è bene chiarire che la cura è il patto tra malato e medico che risponde a un rigoroso codice deontologico. Mi domando cosa c’entri il giudice in tutto questo».

Estratto da pagina 9 di CORRIERE DELLA SERA BRESCIA del 13-06-2014 – Autore: GHILARDI SILVIA

continua a leggere
Rileviamo dal sito della Cgil nazionale un’interessante sintesi del “World Social Protection Report 2014/2015” che evidenzia quanto sia pesante la situazione di non rispetto dei diritti umani nel mondo (risulta che il 70% della popolazione mondiale non riceve una adeguata protezione sociale). Viene denunciata una situazione peggiorata dalla lunga crisi, ma si sostiene anche come, da qualche parte, si stia tentando di potenziare i sistemi di protezione sociale, per mettere argine alla crisi, sostenendo il reddito delle famiglie. Purtroppo ciò non sta avvenendo nei paesi ad alto reddito, nei quali è inserita l’Italia.

 

Al seguente link si può trovare il comunicato stampa dell’organizzazione: http://www.ilo.org/rome/risorse-informative/per-la-stampa/comunicati-stampa/WCMS_245525/lang–it/index.htm

 

Per il Gruppo di Lavoro Sociale-Sanità, Grazia Longhi Meazzi
continua a leggere