Posts made in settembre, 2014


Brescia, 18 settembre 2014

Con l’approvazione del decreto “Sblocca Italia”, all’inceneritore di Brescia giungeranno rifiuti da ogni parte del Paese, qualora l’impianto sia considerato – come risulta evidente – parte di un sistema integrato a livello nazionale. Un altro elemento che desta forte preoccupazione e che appare inaccettabile consiste nel fatto che, per effetto del medesimo decreto, verrebbe aumentata la capacità di utilizzo dell’inceneritore al massimo delle sue potenzialità, conformemente a quanto richiesto dalla stessa A2A.
Tale “concessione” si può, infatti, evincere dall’art. 35 del c.d. “Sblocca Italia”, ai sensi del quale “Tutti gli impianti, sia esistenti che da realizzare, devono essere autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall’art. 15 del D. Lgs. 4 marzo 2014 n. 46. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, per gli impianti esistenti, le Autorità competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali”.
In assenza di modifiche della disposizione citata, assisteremmo al triste epilogo di politiche errate e insensate in tema di gestione del ciclo dei rifiuti, finalizzate unicamente al perseguimento di profitti economici e realizzate a scapito della salute dei cittadini. Attraverso tale disposizione verrebbero di fatto legittimate implicite scelte compiute da Regione Lombardia e da A2A negli ultimi anni, corrette – anche se solo parzialmente – dal rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dello scorso febbraio. Un atto, quest’ultimo, con il quale già purtroppo si prevedeva che l’eventuale riduzione dei rifiuti urbani da destinare all’inceneritore fosse compensata dal conferimento al medesimo di rifiuti speciali provenienti da fuori Provincia.
Alla luce di tali considerazioni, il gruppo consiliare “Al lavoro con Brescia” auspica una tempestiva revisione – in sede di conversione in legge del decreto – dell’art. 35, necessaria affinché possa essere mantenuto l’impegno, assunto dall’Amministrazione Comunale di centro-sinistra, di abbandonare la centralità dell’incenerimento e di ridefinire il ruolo di A2A, per promuovere una corretta gestione del ciclo dei rifiuti rispettosa degli equilibri ambientali e della salute dei cittadini.

 

f.to Donatella Albini

f.to Francesca Parmigiani

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Non da mesi ma da anni siamo circondati dalla guerra, dalla fame e dalla miseria determinate anche dalle emergenze climatiche che spingono migliaia di persone ad affrontare viaggi terrificanti in cerca di un futuro possibile.
Negli ultimi sei mesi nel nostro mare sono annegate più di 1900 persone, secondo i dati  forniti  dall’ UNHCR ( Agenzia dell’Onu che si occupa di rifugiati).
Non sono corpi appellati con aggettivazioni varie, ma persone (bambini, donne e uomini in carne ed ossa) richiedenti una qualche forma di protezione come previsto dalle Convenzione di Ginevra del 1951 e dalla normativa dell’Unione Europea.
Il nostro paese è per forza di cose protagonista di questo fenomeno globale e locale delle migrazioni forzate.
Di fronte a questo strazio alcuni non trovano di meglio che scatenare paure ed istinti primitivi di difesa, utilizzando linguaggi ignobili (respingere in mare, affondare i barconi ….). Si parla di sbarchi come se fossero eserciti di colonizzatori, piuttosto che persone disperate salvate in mare, vittime di guerre, persecuzioni e scafisti.

Le cifre sono importanti, ma sono congrue rispetto all’odierno contesto geopolitico dal quale queste  persone provengono.

Numeri importanti che richiedono una gestione ben organizzata, interna ed europea, del fenomeno e richiedono nel contempo un’organizzazione efficiente dell’accoglienza, facendo tesoro dell’esperienza di questi anni per  accompagnare queste persone verso la valutazione della loro richiesta di protezione internazionale.

Le operazioni di salvataggio in mare (Mare Nostrum) rischiano di essere sostituite da operazioni che hanno il carattere del respingimento (Frontex Plus ).
Al di là dei nomi e del rimpallarsi delle responsabilità, registriamo il pericolo concreto di un arretramento nelle pratiche dell’accoglienza, di  una sottovalutazione della portata epocale e non riducibile del fenomeno migratorio, così come  della necessità di garantire protezione a chi scappa da contesti in cui il valore della vita ha raggiunto i minimi storici.
E’ ovvio che l’impatto dell’accoglienza non può gravare solo sulle regioni meridionali ed ogni regione italiana è chiamata per doveri costituzionali a fare la propria parte. Più volte l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha sostenuto che è necessario puntare sull’implementazione del sistema di accoglienza dello SPRAR (Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati finanziato dal Ministero dell’Interno) per fare fronte all’emergenza, capace di garantire consolidati standard di qualità dell’intervento grazie anche all’esperienza maturata negli anni, mentre il Ministero dell’Interno ha optato affinchè venisse istituito un percorso di accoglienza “parallelo”, da costruire ex novo.

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Con riferimento al dibattito svoltosi alla Festa di Sel sul tema delle riforme costituzionali, nell’articolo di Bresciaoggi si legge: “Francesca Parmigiani teme che il riaccentramento statalista di molte competenze rappresenti un pericolo per il sistema democratico, con un Parlamento mero esecutore delle volontà del Governo”. (qui l’articolo completo)

Per chiarezza vorrei precisare che il mio giudizio negativo sul disegno di legge approvato in prima lettura al Senato si basa soprattutto sul fatto che l’idea sottesa sia quella di una maggioranza parlamentare prona – “governata dal Governo” – e di un’opposizione spuntata. Quanto alle correzioni alla riforma del Titolo V sul riparto delle competenze Stato-Regioni, ho fatto semplicemente notare come, dopo le “spinte federaliste” del 2001 – realizzate attraverso una riforma affrettata e confusa (peraltro a firma del centro-sinistra) – ora ci si stia muovendo verso una ricentralizzazione delle competenze; segno evidente di una certa schizofrenia del legislatore costituzionale…

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