Posts made in ottobre, 2014


Condividiamo l’accorato appello delle Donne Pensionate dello SPI Lombardia

Non possiamo non sposare le parole di Azar Nafisi, l’autrice di Leggere Lolita a Teheran, sull’esecuzione di Reyhaneh Jabbari, “giustiziata” dopo la mezzanotte di sabato scorso dal regime iraniano.
“Le donne, come le minoranze religiose, come i giovani istruiti, sono viste come un pericolo. Il livello di libertà di cui godono le donne in ogni paese dà la misura del livello di civilizzazione di una società”, dice Nafisi.

Tutto il mondo si era mobilitato a favore di questa ragazza che, arrestata sette anni fa quando aveva solo 19 anni, ha affrontato il patibolo pur di non ritrattare la sua versione dei fatti: aver ucciso Morteza Abdolali Sarbandi per difendersi dal tentativo di stupro. In Iran giustizia dello Stato e vendetta privata sembrano non disgiungersi: a fronte di un dubbio processo, messo in discussione da più parti, lo Stato ha comunque scelto di giustiziare la ragazza proprio perché si rifiutava di ritirare la sua accusa di stupro come richiedeva la famiglia di Sarbandi. E con raccapriccio abbiamo anche dovuto leggere che è stato lo stesso figlio della vittima a togliere lo sgabello da sotto i piedi di Reyhaneh.

La teocrazia iraniana colpisce le donne e i giovani proprio perché rappresentano per lei il pericolo più grande. Una settimana fa il Majlis, il parlamento iraniano, ha approvato a maggioranza una legge che incita i cittadini a denunciare e correggere i comportamenti meno appropriati alla legge islamica. Questo vorrà dire assistere a una nuova ondata di denunce contro le donne perché qualche ben pensante troverà sempre che hanno una ciocca di capelli che fuoriesce dal velo o il chador indossato non copre tutto quel che deve.

Vorremmo ricordare che pochi giorni fa a Isfahan delle giovani sono state attaccate con l’acido perché non indossavano il velo correttamente: una è morta, un’altra ha perso la vista.
Vorremmo ricordare che in carcere a Teheran c’è Ghonchen Ghavami, che sta facendo lo sciopero della fame. Era stata arrestata in giugno perché voleva vedere allo stadio una partita di pallavolo maschile. Cosa vietata alle donne.
Vorremmo ricordare che dall’agosto 2013 sono state giustiziate 967 persone, mentre le carceri pullulano di migliaia giovani, donne e giornalisti.

Vorremmo invitarvi a esporre una foto di Reyhaneh in tutte le manifestazioni che terremo nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, facendola diventare simbolo della violenza contro la dignità e i diritti delle persone. Una violenza che può essere perpetrata anche dallo Stato.

Per il Coordinamento donne Spi Lombardia
Carolina Perfetti – Erica Ardenti

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Egregio Direttore,

il ministro dell’interno Alfano ha inviato una circolare ai prefetti sul divieto di trascrizione nei registri dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.
A parte il potere attribuito al prefetto di sostituirsi al sindaco quale ufficiale di governo, vogliamo provare a ragionare da europei e ad assolvere come governo agli obblighi internazionali – e soprattutto comunitari – a tutela delle coppie e delle famiglie che vivono in Italia e che sarebbero così private della loro dimensione di vita più importante?
Il riconoscimento giuridico di queste unioni si va estendendo in Europa, in varie forme, senza traumi,con una crescente accettazione sociale e con un’attribuzione di diritti sempre più larga.
La carta dei diritti fondamentali dell’unione europea, proclamata a Nizza nel dicembre 2000 e inserita nel progetto di Trattato costituzionale, recita all’art. 21 che “è vietata qualsiasi discriminazione fondata, oltre che sul sesso, sulla razza, sulla religione, sulla lingua, sulle opinioni, sul patrimonio, sull’handicap, sulle caratteristiche genetiche, sulle tendenze sessuali” e, prima ancora, all’art. 9 non vieta né impone la concessione dello statuto matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso.
Non solo, riconosce formalmente due diritti distinti – di sposarsi e di costituire una famiglia – riconoscendo, non solo forme familiari diverse da quella fondata sul matrimonio, ma soprattutto l’equiordinazione di esse, nel senso che le altre unioni non possono più essere considerate come regime eccezionale e derogatorio rispetto a quello matrimoniale.
Nel quadro costituzionale europeo esistono, dunque, due categorie di unioni destinate a regolare i rapporti di vita tra le persone, con analoga rilevanza giuridica e medesima dignità.
I sindaci, riconoscendole, non violano alcun principio costituzionale; al contrario violazione vi sarebbe, se si invocasse un’invalicabile ragione di principio, come fa Alfano.
Quando si tratta di diritti fondamentali della persona, il riconoscimento è istanza morale prima che garanzia costituzionale, da qui passa quell’incivilimento di cui abbiamo bisogno e che mette radici nei fatti che appartengono alla nostra vita quotidiana e che, per questa ragione, esigono rispetto e misura dalla politica.
Non esiste peccato quando si è nei dintorni dell’amore, quando si scrive un patto di affetto, di solidarietà, di condivisione e di futuro.
Una pausa di silenzio, che apre al pensiero; l’umiltà di alzare lo sguardo su chi ci sta vicino; il coraggio di avere tenerezza, in questo nostro Paese stremato, impoverito, spaventato, precarizzato, abbandonato possono fare bene e costruire autorevolezza di governo.”

Brescia, 8 ottobre 2014

f.to Donatella Albini
Capogruppo Gruppo Consiliare
“Al Lavoro con Brescia”

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