8 MARZO 2016 – GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

scritto il Mar 8, 2016 | 0 commenti


Il Comitato Al Lavoro con Brescia desidera dedicare alle donne bresciane, in questa importante

giornata (che è diventata ormai tutto un mese) un’interessante intervista a DACIA MARAINI, una donna speciale sempre dalla parte delle donne, pubblicata sul numero di marzo di Liberetà, la storica rivista nazionale dello Spi-Cgil. Il titolo: Donne. Perché lottare ancora accompagna le domande di Rosanna Grano e le risposte della scrittrice.

Dacia Maraini spesso ha osservato e raccontato il mondo delle donne. E non ha mai perso di vista le ingiustizie e le violenze che ancora oggi subiscono. La giornata internazionale della donna dovrebbe essere un appuntamento con la memoria, invece c’è ancora tanto da fare: in molti paesi non siamo libere, troppo spesso siamo discriminate o sfruttate (pure in Italia), la violenza contro di noi non accenna a diminuire.

Quali sono, secondo Dacia Maraini, le strade che noi donne dovremmo intraprendere per conquistare finalmente i  diritti che ci spettano?

“Di recente sono rimasta sconvolta dalla storia di quella giovane donna incinta bruciata viva dal suo convivente. L’uomo dice che lei era troppo indipendente e lui era troppo geloso. Per questo voleva ucciderla, anche se la donna, che lui diceva di amare, era incinta di otto mesi di un figlio che tutti e due avevano voluto. C’è qualcosa di incomprensibile e di mostruoso in questo comportamento.”

Ti sei chiesta perché succede tutto ciò?

“Io credo che il rigurgito culturale del sentimento di possesso sia talmente profondo e si identifichi talmente con il concetto di virilità da provocare vere sciagure in certi animi maschili che temono il cambiamento e non sopportano le libertà femminili. Preferiscono uccidere e magari poi suicidarsi pur di non cedere alle pretese di libertà di lei. Non è grottesco? Eppure è tanto vero da ripetersi ogni giorno.”

E quanto ai diritti che ci spettano e che legalmente abbiamo già?

“E’ sul piano del costume che resistono le discriminazioni e le paure. E lì bisogna lavorare con serietà e costanza. Non bastano giudici e manette. Ci vuole un grande lavoro che vada in profondità, che cominci nelle scuole elementari. Purtroppo, appena si accenna a un progetto di educazione scolastica all’affettività, si alzano altre urla di indignazione.”

La mia è una generazione più colta rispetto a quelle del passato, ma fragile. Qual è un consiglio che darebbe a una giovane donna che oggi deve imparare il mestiere di vivere?

“Consiglierei di non cadere nelle trappole della cultura di mercato, la più feroce nemica delle donne oggi: una cultura che suggerisce alle donne di farsi corpo, merce, di vendersi attraverso la seduzione che è un linguaggio facile e inteso da tutti, anziché lavorare sulla personalità, sulle competenze, sui progetti per il futuro. E soprattutto, ma questo dal lato erotico sentimentale, non pensare mai di potere “guarire” un uomo violento, per quanto amato, con l’affetto e la tenerezza. E’ tempo sprecato. Finisce sempre male.”

Lei ha scritto un libro sull’elogio alla disobbedienza. Quale è stata la sua più importante disobbedienza?

“Le mie disobbedienze non riguardavano la famiglia, che è sempre stata aperta e all’avanguardia, semmai si rivolgevano contro l’ambiente, la città, la scuola, in nome del diritto allo studio, al lavoro, alla dignità come persona.

Tra donne, si dice, c’è spesso competizione. Pensa sia vero?

“La più grande e rivoluzionaria prassi del femminismo è stata la rottura con queste competizioni: niente più distinzioni fra donna per bene e per male, fra madonne e prostitute, fra belle e brutte, di cui sono ancora piene le favole, i romanzi, gli spettacoli teatrali, il cinema. Forse è la parte più liberatoria del femminismo. Che improvvisamente ha fatto sentire le donne unite nello stesso destino e solidali, dopo millenni di divisioni.

Parliamo di donne partendo dalle donne. Ma gli uomini che ruolo hanno nella conquista dei nostri diritti?

“I diritti appartengono all’essere umano e, fino a prova contraria, le donne sono esseri umani.

Quindi, se si crede nei diritti dell’essere umano, si deve combattere, da uomini e da donne, per fare in modo che li ottengano tutti, bambini e anziani compresi.”

Si è discusso in queste settimane di unioni civili. Qual è il suo pensiero al riguardo?

“Il mondo cambia. La persona saggia accetta i cambiamenti, li discute magari, ma si sforza di capirli e di assecondarli. La persona egoista e piccola di mente si oppone ai cambiamenti perché ne ha paura. Naturalmente ci sono cambiamenti buoni e cambiamenti cattivi. Bisogna imparare a distinguere. Ma, in genere, chiunque sia dotato di buon senso capisce quando un cambiamento comporta aumento di libertà, di protezione per i più deboli e aderisce a concrete e importanti trasformazioni della realtà in cui viviamo.”

Quali sono le conquiste che lei come donna deve ancora fare?

“Una maggiore fiducia in me stessa. Nonostante abbia imparato molto dalla vita, in certimomenti sono ancora una bambina impaurita. Se qualcuno mi dice a brutto muso: cosa hai fatto, vergogna! Io penso subito di essere in colpa e mi dispero cercando di capire la mia colpa, anche se si tratta solo di una calunnia. Ma questo deriva da una storia di colpevolizzazione femminile che ha radici lontane. Basti pensare che siamo state accusate niente di meno che di essere state la causa della cacciata dal paradiso. Una colpa terribile che nessuno ci ha mai perdonato. Da cui derivano tante altre colpe e demonizzazioni che stentano a sparire dalla coscienza comune.”

BUON OTTO MARZO!!!

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