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Il Comitato Al Lavoro con Brescia desidera dedicare alle donne bresciane, in questa importante

giornata (che è diventata ormai tutto un mese) un’interessante intervista a DACIA MARAINI, una donna speciale sempre dalla parte delle donne, pubblicata sul numero di marzo di Liberetà, la storica rivista nazionale dello Spi-Cgil. Il titolo: Donne. Perché lottare ancora accompagna le domande di Rosanna Grano e le risposte della scrittrice.

Dacia Maraini spesso ha osservato e raccontato il mondo delle donne. E non ha mai perso di vista le ingiustizie e le violenze che ancora oggi subiscono. La giornata internazionale della donna dovrebbe essere un appuntamento con la memoria, invece c’è ancora tanto da fare: in molti paesi non siamo libere, troppo spesso siamo discriminate o sfruttate (pure in Italia), la violenza contro di noi non accenna a diminuire.

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Non da mesi ma da anni siamo circondati dalla guerra, dalla fame e dalla miseria determinate anche dalle emergenze climatiche che spingono migliaia di persone ad affrontare viaggi terrificanti in cerca di un futuro possibile.
Negli ultimi sei mesi nel nostro mare sono annegate più di 1900 persone, secondo i dati  forniti  dall’ UNHCR ( Agenzia dell’Onu che si occupa di rifugiati).
Non sono corpi appellati con aggettivazioni varie, ma persone (bambini, donne e uomini in carne ed ossa) richiedenti una qualche forma di protezione come previsto dalle Convenzione di Ginevra del 1951 e dalla normativa dell’Unione Europea.
Il nostro paese è per forza di cose protagonista di questo fenomeno globale e locale delle migrazioni forzate.
Di fronte a questo strazio alcuni non trovano di meglio che scatenare paure ed istinti primitivi di difesa, utilizzando linguaggi ignobili (respingere in mare, affondare i barconi ….). Si parla di sbarchi come se fossero eserciti di colonizzatori, piuttosto che persone disperate salvate in mare, vittime di guerre, persecuzioni e scafisti.

Le cifre sono importanti, ma sono congrue rispetto all’odierno contesto geopolitico dal quale queste  persone provengono.

Numeri importanti che richiedono una gestione ben organizzata, interna ed europea, del fenomeno e richiedono nel contempo un’organizzazione efficiente dell’accoglienza, facendo tesoro dell’esperienza di questi anni per  accompagnare queste persone verso la valutazione della loro richiesta di protezione internazionale.

Le operazioni di salvataggio in mare (Mare Nostrum) rischiano di essere sostituite da operazioni che hanno il carattere del respingimento (Frontex Plus ).
Al di là dei nomi e del rimpallarsi delle responsabilità, registriamo il pericolo concreto di un arretramento nelle pratiche dell’accoglienza, di  una sottovalutazione della portata epocale e non riducibile del fenomeno migratorio, così come  della necessità di garantire protezione a chi scappa da contesti in cui il valore della vita ha raggiunto i minimi storici.
E’ ovvio che l’impatto dell’accoglienza non può gravare solo sulle regioni meridionali ed ogni regione italiana è chiamata per doveri costituzionali a fare la propria parte. Più volte l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha sostenuto che è necessario puntare sull’implementazione del sistema di accoglienza dello SPRAR (Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati finanziato dal Ministero dell’Interno) per fare fronte all’emergenza, capace di garantire consolidati standard di qualità dell’intervento grazie anche all’esperienza maturata negli anni, mentre il Ministero dell’Interno ha optato affinchè venisse istituito un percorso di accoglienza “parallelo”, da costruire ex novo.

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