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Isis, l’Italia in guerra?


scritto da il Nov 16, 2015

FONDAZIONE GUIDO PICCINI

in collaborazione con:

CGIL BRESCIA

FONDAZIONE CLEMENTINA CALZARI TREBESCHI

NUOVA LIBRERIA RINASCITA

COMUNE DI BRESCIA

 1915-2015:

Isis, l’Italia in guerra?

incontro con Gigi Riva
caporedattore centrale de “L’Espresso”

Giovedì 19 novembre 2015, ore 17.30

BRESCIA – Salone Vanvitelliano – Palazzo Loggia

 

Alla fine della Prima guerra mondiale la Conferenza di pace di Parigi del 1919 modificò radicalmente le carte geografiche dell’Europa e del Medio Oriente. In Europa erano scomparsi quattro imperi, ed erano nati 26 nuovi Stati in molti dei quali erano costrette alla convivenza forzata diverse nazionalità ed etnie, destinate a provocare una sorta di conflittualità permanente. Basti pensare, ad esempio, che serbi, croati e sloveni venivano riuniti nella Jugoslavia, ove esistevano altre sei diverse nazionalità. Un secolo dopo, i confini tracciati in quella conferenza sono in gran parte saltati, sia in Europa, sia in Medio Oriente. E contemporaneamente stanno saltando gli equilibri geopolitici che hanno retto il mondo nel “secolo breve”. Siamo davvero alla vigilia di quella che anche Papa Francesco ha definito la Terza guerra mondiale?

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Strage di piazza della Loggia

Strage di piazza della Loggia


scritto da il Lug 24, 2015

La strage di piazza Loggia appartiene alla memoria pubblica di una città ferita che, a distanza di oltre quarant’anni dal 28 maggio 1974, si è prodigata, grazie alle istituzioni, a Casa della memoria, all’instancabile impegno dei familiari delle vittime, alle iniziative di sindacati e associazioni ad alimentare la coscienza civile, a far emergere una verità storica ormai compiutamente acquisita, a perseguire una certezza giudiziaria che – seppur con inaccettabile ritardo – è stata finalmente raggiunta, attraverso la sentenza con cui, nel processo di rinvio, la seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano ha condannato all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte.

Una sentenza che giunge a seguito di una vicenda giudiziaria articolata e complessa, rispetto alla quale il tempo trascorso, l’immediato lavaggio della piazza, i numerosi depistaggi hanno reso estremamente ardua la definizione delle responsabilità penali, necessariamente personali.

Una sentenza grazie alla quale, tuttavia, oggi possiamo dire – parafrasando Pasolini – di sapere i nomi dei responsabili e di avere anche le prove.

Con l’ultimo processo – e, in particolare, con la sentenza di ieri di cui ora devono attendersi le motivazioni – le verità storiche hanno trovato conferma nelle pronunce giudiziarie, le quali hanno sancito in maniera chiara la matrice neofascista della bomba, ascrivendola all’area della Destra eversiva dell’ordinovismo veneto.

Già all’indomani dell’esplosione era evidente si trattasse della “più politica delle stragi”, di una bomba con la quale si fosse inteso sferrare un attacco esplicito e violentissimo contro la democrazia e il lavoro, nel pieno di una stagione di rivendicazioni, di battaglie democratiche, di lotte sociali, di impegno antifascista. Oggi conosciamo – anche da un punto di vista giudiziario – il marchio di fabbrica inequivocabile di una strage ordita da esponenti del neofascismo veneto, in collaborazione con l’area milanese (che rimanda alla strage dipiazza Fontana) e in stretto rapporto con apparati dello Stato, non deviati – come spesso vengono definiti – ma volti a perseguire la destabilizzazione dell’ordinamento democratico.

Ora non sarà più possibile ciò che già prima di questa sentenza appariva vergognoso, ossia sostenere – come qualche esponente politico bresciano fece – che i ritardi nell’accertamento della verità fossero dovuti al fatto che si sarebbero seguite piste sbagliate. Perché dopo la sentenza di ieri la memoria della strage non si può più fondare su teorie opinabili e contrapposte.

Doveroso e sentito è il ringraziamento a tutti coloro – familiari delle vittime, magistrati, avvocati di parte civile – i quali, con tenacia e dedizione instancabili, non si sono arresi e hanno saputo perseverare e resistere, compiendo il proprio dovere professionale e civico.

Un invito, infine, a ciascuno di noi – soprattutto ai più giovani – a fare la propria parte: approfondire, studiare, documentarsi, leggere le motivazioni di sentenze che fanno luce su un pezzo importante e drammatico della storia del nostro Paese, dimostrandoci, seppur a distanza di molti anni, che quella democrazia che avrebbe dovuto essere seppellita sotto una montagna di morti, al contrario ha vinto, grazie alle sue armi più potenti: verità e giustizia.

Brescia, 23 luglio 2015

f.to Donatella Albini

f.to Francesca Parmigiani

f.to Marco Fenaroli

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